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LIBRERIA
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TOPOGRAFIA
CORNEALE 1/2
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La
cheratoscopia nasce come metodo per evidenziare le variazioni della
curvatura corneale; per raggiungere questo risultato veniva
proiettata sulla cornea una mira e si valutavano le deformazioni
subite dall’immagine riflessa. Lo sviluppo parallelo delle
tecnologie fotografiche permise l’introduzione della
fotocheratometria, ciò offrì la possibilità di confrontare
immagini diverse o anche acquisite in tempi diversi.
Con
l’avvento dei calcolatori elettronici, si è potuto dare al valore
qualitativo offerto dal fotocheratoscopio anche un valore
quantitativo, in altre parole la misura dei raggi di curvatura su
tutta la superficie corneale.
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Tra
tutti i pattern utilizzati per lo studio della superficie
corneale, quello che
meglio evidenzia
le deformazioni e le variazioni di curvatura, è sicuramente
il disco di Placido. Nei moderni videocheratoscopi, il numero
degli anelli del disco di Placido può cambiare da strumento a
strumento lasciando inesplorato solo una zona centrale di
pochi decimi di millimetro.
Gli
elementi costitutivi della topografia corneale possono essere
distinti in ottici ed informatici; i primi sono le mire,
cioè un “pattern” luminoso riflesso dalla cornea, quindi
la superficie riflettente cioè la cornea, ed infine un
sistema di rilevamento delle immagini ora costituito da una
telecamera. Il rapporto fra questi tre elementi è regolato da
un sistema di allineamento e di focalizzazione
dell’immagine. |
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Disco
di Placido |
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L’elemento
informatico principale è costituito da un computer munito di
programmi software che permettano la digitalizzazione delle
immagini raccolte dalla telecamera e procedano alla scelta dei
punti da computare tramite processi di interpolazione ed
estrapolazione regolati da calcoli matematici complessi detti
algoritmi. Altro elemento informatico è un sistema di
codifica dei colori che faciliti la visualizzazione
delle mappe topografiche. |
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lE
MIRE
La
più utilizzata è, come detto in precedenza, il disco di
Placido; ovviamente le mire possono variare per numero di
anelli, posizione, larghezza, distanza reciproca, luminosità
e diametro del più piccolo degli anelli.
La
nitidezza dell’immagine è legata anche al contrasto tra la
luminosità degli anelli e lo sfondo; il nero e bianco
sarebbero i colori più indicati perché con essi si ottiene
il contrasto massimo. Aumentando, però, la luminosità degli
anelli oltre un certo valore, oltre ad indurre un effetto
d’abbagliamento sul paziente, si ottiene un fenomeno di
diffusione dei raggi con conseguente diminuzione del
contrasto. Probabilmente per tale motivo alcune ditte hanno
abbandonato il bianco per preferire su colori tenui, come il
rosa o il verde, che sono meno abbaglianti e meno diffondenti.
Le due tipologie costruttive predominanti sono:
1.
Testa
a forma di cono
2.
Testa
a disco di Placido modificato
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| Testa
a forma di cono |
Testa
a disco di Placido modificato |
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Disco
di Placido modificato e testa a forma di cono
La
forma della testa dello strumento che proietta gli
anelli concentrici può essere conica o a forma di disco
di Placido modificato. Le teste coniche hanno il
vantaggio di provocare minore interferenza nella
proiezione con palpebre e ciglia e di consentire una
spaziatura tra mira e mira molto fine, caratteristica
che permette un’elaborazione di un maggior numero di
punti sulla superficie corneale. Le teste a disco di
Placido modificato hanno invece il vantaggio di poter
essere poste a maggiore distanza dal vertice corneale,
con conseguente guadagno in termini di distanza di messa
a fuoco. Tale distanza è molto importante perché nel
caso di un errore nella focalizzazione delle immagini
proiettate, a parità d’errore, tanto minore è questa
distanza, tanto maggiore sarà l’errore di calcolo del
potere diottrico da parte dello strumento. La distanza
di messa a fuoco e l’allineamento tra asse del
topografo e il vertice corneale devono essere
scrupolosamente rispettati, quindi ogni strumento
possiede un meccanismo di allineamento e messa a fuoco
automatico o manuale. I meccanismi automatici
garantiscono una maggiore accuratezza di focalizzazione
rispetto a quelli manuali e quindi riducono
sensibilmente l’errore indotto.
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