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La
prima sensazione, che ognuno di noi qualche volta ha sicuramente
provato entrando in una stanza scarsamente illuminata, è stata la
perdita di sensibilità visiva.
La
spiegazione a questo fenomeno sta nella struttura dell’occhio
umano.
Quando
la radiazione luminosa, dopo essere stata riflessa da cornea e
cristallino,
arriva
sulla retina stimola le terminazioni nervose in essa contenute:
CONI
e BASTONCELLI.
I
Coni, i quali sono maggiormente concentrati in una zona centrale
della nostra retina (detta, Fovea), operano solo alla presenza
d’alti livelli d’illuminazione.Essi inoltre ci consentono di
discriminare i colori e di avere una buona risoluzione dei dettagli.
I
Bastoncelli sono la stragrande maggioranza di recettori luminosi
presenti nella retina, circa 120 milioni contro i sette dei coni, e
si trovano soprattutto in periferia. Essi operano in condizioni di
bassa luminosità e sono insensibili ai colori ,per questo motivo
nel caso in cui si è in ambiente scotopico l’occhio umano non
percepisce i colori ma solo sfumature di grigio.
Da
questo si capisce che in visione notturna il nostro sistema visivo
può fare affidamento solo sui bastoncelli.Questi ultimi per un
completo adattamento a condizioni di bassa illuminazione (ambiente
scotopico) necessitano in genere di un
periodo compreso tra i 45 e i 60 minuti.
Trascorso
questo intervallo, con il sistema completamente adattato si può
notare che:
-
La
visibilità degli oggetti è maggiore nella zona centrale che in
quella periferica del campo visivo questo perché
la minima distanza angolare per distinguere separati due oggetti
è rappresentata dalla stimolazione di almeno tre campi
recettivi. Nella zona centrale della retina (fovea) i campi recettivi
sono formati da un solo fotorecettore, perciò stimolando due
coni e lasciando un terzo non stimolato si potrebbe distinguere
due oggetti separati. In caso di visione notturna la massima
sensibilità si ha nei campi recettivi perifèrici, che però
sono molto grandi (formati anche da milioni di bastoncelli) quindi
il potere risolutivo è notevolmente più basso inferiore
-
I
n
visione periferica la capacità di cogliere i dettagli è
inferiore che in visione centrale per lo stesso motivo spiegato
in precedenza e cioè perché in periferia i campi recettivi
sono più estesi
-
I
colori sono percepiti solo come diverse tonalità di grigio in
quanto i bastoncelli (fotorecettori deputati alla visione
notturna )sono insensibili ai colori
-
L’occhio
completamente adattato alla visione notturna si può adattare
alla luce intensa molto più rapidamente di quanto non avvenga
nel passaggio dalla luce al buio.
La
sensibilità dell’occhio umano in visione notturna è influenzata
da diversi fattori quali:
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Età:
in genere la visione notturna dei giovani è più acuta di
quella degli anziani
-
Dieta:
una alimentazione ricca di vitamina A migliora la visione
crepuscolare,in quanto si comporta da enzima nella produzione di
rodopsina.
-
Condizioni
fisiche L’adattamento è favorito da buone condizioni di
salute generale e in particolare dallo stato di salute
dell’occhio
-
Ereditarietà:
un singolo gene può trasmettere una buona o cattiva capacità
d’adattamento
E'stato inoltre recentemente
scoperto dal centro di chirurgia refrattiva di Londra, che circa il
58% dei soggetti operati di Lasik e PRK ha ottenuto ottimi risultati
per la visione in luce naturale, ma ha altresì manifestato una
perdita nella capacità di visione crepuscolare.
Questi infatti dichiarano dì vedere spesso degli aloni, dei
fastidiosi riflessi o doppie immagini. In particolare il problema
dei riflessi è molto comune in pazienti con un
diametro pupillare molto elevato.
Concludendo
affermiamo che la caratteristica principale della visione notturna
è la sua estrema sensibilità, ma quest’ultima ha bisogno di un
lungo adattamento ed è molto sensibile al minimo abbagliamento.
Peraltro la visione notturna risulta svantaggiosa
rispetto a quella diurna poiché non vi è percezione colorata, il
campo visivo risulta ridotto in quanto presenta uno scotoma
fisiologico centrale e, in generale, tutte le sensazioni visive sono
fortemente ridotte.
Agostino Francesco
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