Visione e stress

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Il nostro apparato visivo è principalmente stato creato per vedere alla distanza remota e non quella prossima. Purtroppo però le esigenze quotidiane come il lavoro al computer o per gli stessi studenti, la continua richiesta di lettura e scrittura alla distanza prossima, porta ad un lavoro non indifferente il nostro sistema visivo.
Si sviluppano così numerosi problemi visivi “quale risultato di una eccessiva esposizione alle necessità visive imposte dalle attività che caratterizzano la cultura e l’attività lavorativa della società moderna” (Skeffington, Lesser, Barstow, 1947).
Skeffington insieme ad altri studiosi esplorò le varie fasi percorse dal sistema visivo sottoposto a stress e questo portò a
una analisi più completa dell’ equilibrio oculare dell’individuo.
Propose un metodo di indagine optometrica conosciuto con il nome di sequenza analitica o 21 punti, per identificare l’ adattamento dell’individuo alle condizioni di stress visivo.
Ma che cos’è lo stress?
Lo stress può essere definito come la risposta non specifica del corpo ad agenti esterni. Quindi indipendentemente dal tipo e dall’intensità dello “stressare” (quindi sia che lo stressore una puntura di insetto o un esame scolastico) la risposta del corpo è stereotipata e mostra cambiamenti neurochimici pressoché identici. E’ proprio per questo motivo che si dice
che la risposta stress è non specifica.
Secondo Selye “non esiste vita senza stress” (se non dopo la morte) e “lo stress è il risultato finale delle interazioni
dell’individuo con il suo ambiente”. Lo stress può essere indotto da cambiamenti nello stato fisico e fisiologico: sbalzi
di temperatura, inquinamento, diete, malattie ……, da interazioni sociali: divorzio, morte, cambiamenti economici….,
da atteggiamenti personali: desideri ed emozioni.
L’adattamento è l’elemento principale della risposta della risposta stress, quindi è la cosa più importante ed è un meccanismo biologico che serve per ripristinare l’equilibrio e minimizzare gli effetti interni.
Le sindromi di adattamento possono essere di due tipi:

  • GAS (sindrome d’ adattamento generale) è prodotta da agenti che hanno un effetto generale, quindi su parti estese del corpo;
  • LAS (sindrome d’adattamento locale) l’azione di specifici stressori provoca un effetto localizzato, solo in alcune parti del corpo (es. puntura d’insetto o mal di denti).

Queste due sindromi di adattamento (GAS e LAG) sono interdipendenti. Uno stress generale, può influenzare reazioni locali e, d’altro canto, uno stress locale può (se sufficientemente forte) stimolare o aggravare una reazione generale.
Queste sindromi (GAS e LAG) sono composte da tre stadi:

  1. Reazione d’allarme – risposta iniziale del corpo all’agente stressore, caratterizzata dalla stimolazione del Sistema Nervoso Simpatico (SNS) e dall’inibizione del Sistema Nervoso Parasimpatico (SNP), dalla scarica di adrenalina, da un aumento del battito cardiaco, da un aumento della velocità del respiro. Interessando l’azione del SNS e l’inibizione del SNP, ci possono essere visivamente perdite della messa a fuoco per vicino. Infatti il SNS è il principale responsabile alla disaccomodazione mentre il SNP è colui che regola lo stimolo accomodativo.
  2. Stadio della resistenza – se l’organismo supera la risposta d’allarme entra subito dopo nella seconda fase, quella della resistenza. E’ impossibile rimanere sempre al primo stadio e la resistenza rappresenta l’adattamento allo stressore. Il corpo cerca di adattarsi localizzando e minimizzando il problema, il più possibile. Vi è una attivazione del Sistema Nervoso Parasimpatico e un’inibizione del sistema Nervoso Simpatico e si assiste ad un accumulo (anziché scaricarla) di adrenalina, il ritmo cardiaco e respiratorio si abbassano e il sangue ritorna fluido. Continue fluttuazioni del visus tentano di raggiungere un compromesso per usare minor energia ed adattarsi.
  3. Stadio dell’esaurimento – l’energia d’adattamento necessaria per le fasi precedenti, se usata senza tregua porterebbe al suo esaurimento, ma una semplice pausa o tregua possono ripristinare la resistenza e l’adattabilità. Quest’energia in ogni modo è limitata e quando finisce si assiste ad un vero e proprio collasso del sistema d’adattamento che può portare fino alla morte. E’ il risultato finale dello stress intenso e prolungato (negativo), è il collasso della funzione e il senso di fallimento, la perdita della speranza.

L’adattamento – deve venire di conseguenza alla resistenza da parte del soggetto. Se si riesce a trovare un adattamento alla situazione stressante, si rimedia il tutto e non si rischia l’esaurimento.
Selye riconobbe che ci sono due tipi di “stressori”, quelli positivi, assolutamente indispensabili per la vita che chiamò “stress positivo” o “Eu-stress”, ed altri che tendono ad essere sgradevoli, negativi, distruttivi e dannosi che chiamò “stress negativi ” o “Di-stress”, inoltre Selye trovò anche che era di relativa importanza che lo stress fosse di tipo positivo o negativo, ciò che importava di più era la sua intensità.
Uno stress positivo quando molto forte (grande gioia) può portare allo stesso risultato di una risposta stress negativa (grande dispiacere).
In termini quindi d’intensità, minore è l’intensità dello stressare, minore è la risposta stress a lui relativa.