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Inizialmente cerchiamo di puntare la discussione sulla natura
della propria realtà imprenditoriale, sul singolo
posizionamento strategico ed economico che ogni Ottico nello
specifico ha desiderato o ha dovuto attuare per la propria
attività. Ci dovremmo porre alcune domande, del tipo:
1. Perché ho deciso di fare l’Ottico? E oggi, lo sto
continuando a fare per gli stessi motivi?
Molteplici possono essere le risposte e le visioni che
riguardano gli scenari in cambiamento ma di solito si nota una
convergenza verso:
-
motivi
familiari: mio padre era Ottico, prima di lui mio nonno, ecc.;
-
per
amore della professione e per passione, spesso accade che una
persona decida di fare l’Ottico perché attratto da una
particolare passione artigianale e scientifica della
professione stessa;
-
anche
per aiutare il prossimo, con valori ed atteggiamenti
soprattutto nei confronti dei casi clinici più interessanti
dal punto di vista non solo quindi professionale ma anche
umano;
-
per
soldi, in quanto ovviamente si deve pur vivere in qualche
modo, più o meno dignitosamente. Ma questa parte risulta
essere non la motivazione principale, bensì il fattore più
importante per permettere di mantenere l’originalità
motivazionale che ha generato il percorso professionale ed
economico negli anni passati.
2.
Perché i Clienti vengono da me?
Vi siete mai chiesti quante persone abitano o lavorano in un
raggio di 5 km? Oppure in un raggio di 10 minuti a piedi? O di
5 minuti di automobile? Sapete rispondere alla domanda “ma
qual è il profilo socio-demografico della tua clientela e di
quella potenziale che abita o lavora nei paraggi”? Un
esercizio di stile da proporre, sia all’inizio di una nuova
attività, sia periodicamente durante un’attività già avviata e
consolidata, così da non avere sorprese se per caso
costruiscono un nuovo centro direzionale piuttosto che nuovi
insediamenti ‘popolari’, e se viene costruita una nuova zona
pedoale, cosa cambierà nel profilo dei miei clienti?
Possiamo pensare che i clienti vengono da me per comprare dei
prodotti e servizi, è vero, ma mi chiedo “perché proprio da
me”? Importanti risultano essere quindi i fattori critici
quali la posizione fisica (vicino a casa, al posto di lavoro,
ecc.); l’assortimento (anche di prodotti accessori e non); il
formato di vendita (sconti, servizio in un’ora, servizio
libero, ecc.); sono conosciuto (ma poi, i miei clienti sono
davvero così fedeli?); ecc.
Molte cose le possiamo capire attraverso l’analisi di alcuni
parametri, quali:
-
Vendo
prodotti e servizi… quali e quanti?
-
A quale
prezzo medio e a quale margine (in percentuale ed in valore
assoluto)
-
Volume
di clienti (numero) e pezzi venduti (servizi inclusi)
-
Qual è
il mix adottato per prodotti e servizi?
-
Il mio
utile è dato dal mix fra volume e margine.
3.
C’è coerenza fra i miei obiettivi e quelli dei Clienti?
Sto seguendo e soddisfando le esigenze del mercato? E quindi,
il mio posizionamento strategico è efficace?
Gli elementi da considerare sono:
Interpretazione degli strumenti contabili
Perché ci sfidiamo anche in questo campo? Poniamoci degli
obiettivi: valutiamo l’importanza di conoscere ed analizzare
il nostro Stato Patrimoniale, il Conto Economico dell’azienda,
i Flussi di Cassa e capire a cosa ci serve il Budget
Previsionale.
E quindi, riconoscere tali strumenti contabili per riuscire
poi ad interpretare i dati che ci forniscono sulla vita
dell’impresa dell’Ottico per avere quindi delle informazioni
utili al fine di verificare e pianificare l’andamento delle
attività.
Innanzitutto è importante distinguere, in seno agli strumenti
contabili, fra le attività personali e quelle dell’impresa:
spesso in una società di persone si tende spesso a considerare
il patrimonio della stessa come patrimonio proprio personale:
non c’è nulla di più sbagliato, anche se facilmente
comprensibile il motivo per cui avviene tale approssimazione.
L’impresa deve essere trattata, analizzata e gestita non come
se fosse la propria famiglia bensì tenendo conto della
strumentazione e della documentazione che viene fornita dal
proprio commercialista: abbiamo già detto ma lo ripetiamo,
Stato Patrimoniale, Conto Economico, Flussi di cassa e Budget
previsionale.
Cos’è lo Stato Patrimoniale? È una fotografia della situazione
attuale (non solo annuale). Gli elementi chiave di uno Stato
Patrimoniale possono essere schematizzati come segue.

Gli elementi chiave sono quindi: capitale, beni
e strumenti di lavoro, magazzino, debiti e crediti
commerciali, prestiti e liquidità.
Cos’è il Conto Economico? Esprime l’operatività nell’arco di
un periodo annuale.
In sintesi:

I totali, ovviamente, devono essere uguali e
bilanciare, altrimenti che bilancio è? Gli elementi chiave che
risultano da questo Conto Economico sono il valore delle
vendite (ricavi), l’indicazione dei materiali, dei servizi,
del lavoro, gli ammortamenti, i costi finanziari ed il
risultato netto di esercizio (utile).
Questo modo di rappresentare il Conto Economico risulta dalla
tradizionale stampa che il commercialista di solito fa del
bilancio, ovvero voce per voce si riesce ad avere un quadro
generale della situazione per capire quante imposte alla fine
devo calcolare sull’utile dell’impresa.
Ma ai fini dell’analisi della gestione di un punto vendita si
dovrebbe pretendere dal proprio consulente una
rappresentazione più funzionale e meno ‘fiscale’, e quindi un
Conto Economico riclassificato secondo la determinazione del
Costo del Prodotto Venduto. In tal modo si riesce a capite
innanzitutto un primo livello di margine (ricavi meno costo
del venduto) e poi l’incidenza che le singole voci espresse da
sub-totali che interpretano il valore dei cosiddetti centri di
costo: raggruppamenti di voci di costo simili fra loro per
natura.

Gli elementi chiave di tale Conto Economico
sono invece: volume delle vendite, costi di produzione (costo
del prodotto venduto), margine lordo (ricavi – costo del
prodotto), costi amministrativi, costi commerciali, costi
finanziari e risultato netto (utile).
Passiamo ai Flussi di cassa. Questi servono essenzialmente per
raggiungere due obiettivi:
capire come i soldi sono stati spesi
pianificare le spese e la relativa tempistica
Vediamo un esempio di come viene rappresentato
il Flusso di cassa, che ci esprime le variazioni (flussi) di
cassa in positivo o in negativo (dipende se sono delle entrate
o delle uscite).

L’ultimo strumento che prendiamo in esame è il
Budget previsionale, il quale punta sulla previsione del
futuro della gestione operativa del proprio punto vendita. La
previsione può essere:
superficiale, in tal caso serve solo per
orientamento e già potrebbe essere un buon risultato averlo;
dettagliata, quando serve avere un’attività di
controllo (analisi degli scostamenti).
In modo molto semplice, per fare un budget, si
prende in mano il conto economico 2003 stimato (e questo mese
di dicembre non sarebbe neanche male farlo, è abbastanza
usuale come periodo), analizzarlo almeno per centri di costo
(vedi il secondo modello di conto economico presentato) e
proiettare un Conto Economico ‘tipo’ per il 2004. La
previsione è quindi il budget per il 2004.
Tutti questi documenti, da ricordare, non sono quindi solo
strumenti contabili che servono per il Fisco, bensì aiutano
l’imprenditore per una migliore ed evoluta gestione della
propria piccola impresa. |