MARKETING & FORMAZIONE

Articolo 14

A cura di Paolo Valentini

Gestire e controllare l’impresa dell’Ottico

 

14. Informazioni gestionali, non finanziarie

Un’accurata analisi gestionale permette di individuare utili informazioni economiche per comprendere i punti di forza e di debolezza del negozio (costi fissi e variabili, ammortamento, rotazione del magazzino, efficienza, redditività); ecco come!

Le informazioni analitiche

Analizzare i dati in un’ottica economica significa essere informati sull’andamento dell’attività gestionale del negozio, sapere in altri termini se stiamo guadagnando il giusto, rispetto agli obiettivi aziendali e rispetto al livello generale dei costi fissi. Le informazioni analitiche ci aiutano in questo, perché sono la base da cui possiamo partire per ottenere le risposte ai nostri quesiti. Per fare alcuni esempi, sono informazioni analitiche interessanti per i nostri scopi di analisi: il numero dei pezzi venduti in un determinato periodo (volume), il valore medio dello scontrino, il numero di ore lavorate per addetto, la rotazione del magazzino, e così via.

Costi fissi, costi variabili, ammortamento


Ci focalizzeremo ora su alcune informazioni che riteniamo essere più importanti di altre ed in particolare sui concetti di costi fissi, costi variabili ed ammortamento. Queste voci sono importanti perché ci permettono di calcolare qual è il livello minimo di entrate per una qualsiasi attività economica.
Prendendo a riferimento i costi, è utile comprendere che non tutti i costi sono uguali, in quanto hanno una natura diversa a secondo del fatto che siano FISSI o VARIABILI. Sono costi fissi quelle voci di costo che non cambiano a breve con riferimento all’andamento dell’impresa. In altre parole, tutte le voci di costo che dobbiamo sostenere comunque, anche se non vendiamo nessun prodotto. Esempi sono l’affitto del negozio, le bollette per la luce, l’acqua, il gas, il personale di vendita, ecc..
Diversamente, sono costi variabili quelle voci che variano in riferimento a parametri, quale il livello delle vendite, le ore lavorate, il numero dei clienti, l’usura dei macchinari, ecc.. Un esempio chiaro per capire questo concetto sono i costi di acquisto delle lenti oftalmiche, prodotto che notoriamente viene acquistato dopo essere stato venduto al cliente. Il suo costo di acquisto varia in funzione delle vendite e quindi possiamo dire che ogni lente venduta, vi è un costo di x Euro.

Sia i costi fissi, che i costi variabili voci contabili che corrispondono ad uscite effettive di cassa, o nell’immediato o nei 30 – 60 giorni. Vi sono anche costi che vengono solitamente considerati, ma che non sono dei veri e propri costi di cassa, come gli AMMORTAMENTI. Stiamo parlando di quei costi che solitamente si riferiscono a beni durevoli, che utilizziamo nella nostra attività per più anni, come potrebbero essere la mola, i macchinari per la misurazione della vista, il topografo corneale, l’arredamento, il computer, la macchina aziendale, ecc.. Sono costi che di solito si ripartiscono per tre/cinque anni, in base ad una stima ragionevole dell’uso che se ne fa, anche se ciò non corrisponde alla dinamica di cassa. Il pc, l’arredamento, il topografo, lo acquistiamo oggi, lo paghiamo a rate, con un finanziamento, magari entro un anno, ma non succederà mai che il pagamento avvenga in tre/cinque anni. E’ chiaro dunque che si tratta di un artifizio contabile, per tenere conto dell’usura nel tempo e per rispondere a certe esigenze di natura fiscale.

Le informazioni valutate dall’analista

Solitamente, se facciamo un corso di ragioneria o di contabilità, sentiremo più facilmente parlare di concetti quali redditività, rinnovamento, efficienza, produttività, ecc.. E’ importante sapere cosa significano, perché l’analista in banca che controlla il bilancio, ce lo chiede e valuta le nostre performance sulla base di questi elementi. Li vediamo assieme per capire di cosa si tratta, ma sappiamo che questo non è sufficiente per un ragionamento aziendale.

La REDDITIVITA’ può essere intesa come la capacità dell’impresa di remunerare i fattori produttivi impiegati nell’attività (il tempo, il capitale che è stato investito, ecc.). Più specificatamente, dai nostri studi di ragioneria, la redditività può essere espressa dal ROS, redditività sulle vendite [(Utile + Ammortamenti)/Ricavi] e dal ROI, redditività sull’investimento [Utile/Capitale Investito].

Il RINNOVAMENTO è la capacità dell’impresa di autofinanziarsi e di generare liquidità dall’operatività ordinaria. Come a dire, in poche parole, se grazie alla vendita dei prodotti/servizi, a fine anno, copriamo i costi totali (costi fissi + costi variabili) e ci rimane una consistente differenza, che ci permette di pagare i debiti, di investire, di accumulare risparmio. In termini analitici possiamo calcolarlo andando a verificare [(Utile + Ammortamenti)/Investimenti].

L’EFFICIENZA è definibile come l’impiego razionale delle risorse, nel tempo e rispetto ad altri fattori. Un esempio è la valutazione dei ricavi ottenuti, rispetto al numero dei dipendenti, o la quantificazione del rapporto tra numero di pezzi venduti e numero di pezzi in giacenza di magazzino a fine anno.

Sapere questi concetti è utile, come anticipato prima, ma non basta per avere la gestione della nostra attività sotto controllo.

La vera informazione: il margine di contribuzione

Precedentemente abbiamo diviso i costi in tre categorie, ossia, costi fissi, costi variabili ed ammortamenti. Non l’abbiamo fatto per un esercizio di stile, ma perché dobbiamo calcolare qual è il nostro punto di pareggio, ovvero sia, il numero di pezzi da vendere in cui i costi totali vengono superati dai ricavi totali dell’impresa. Come a dire, il numero di occhiali da vendere per coprire i costi totali ed iniziare a guadagnare.

Ogni punto vendita ha un punto di pareggio diverso, e questo dipende dal tipo di costi fissi: un negozio di primo prezzo, con un arredamento semplice, tutti gli occhiali in esposizione, avrà un punto di pareggio diverso da quello di un negozio di prezzo medio, medio-alto, con un arredamento scic, personale di vendita, ecc..

Gli elementi da prendere in considerazione per calcolare il punto di pareggio sono semplici, prima però dobbiamo avere chiari i concetti su esposti, ovvero, avere determinato il livello dei costi fissi ed avere individuato quali sono i costi variabili per ogni pezzo venduto.
Noi sappiamo che ciò che determina il nostro fatturato, il nostro successo economico, in prima battuta, è l’ammontare dei ricavi di vendita. Ma per sapere quanto questi ricavi possano essere redditizi, bisogna capire quanto incidono i costi, fissi e variabili dell’impresa. Il margine di contribuzione unitario, ovvero il margine di contribuzione di ogni singolo occhiale venduto è dato dalla seguente:


(Ricavi di vendita – Costi variabili di vendita)


Ciò che resta, dopo aver detratto il costo di acquisto del prodotto o di altri costi variabili (p. es. i costi di lavorazione della lente in laboratorio), è definibile come il MARGINE DI CONTRIBUZIONE UNITARIO del prodotto.

Se l’insieme dei margini di contribuzione unitari dei vari prodotti > costi fissi annuali dell’impresa, significa che l’azienda ha un margine positivo, ovvero utili che possono essere in utilizzati dall’impresa.

In termini percentuali, può essere utile definire quanto pesi il margine di contribuzione, sul totale dei ricavi di vendita, e quindi eseguire il seguente calcolo:

(Ricavi di vendita – Costi variabili)/Ricavi


Il margine di contribuzione può essere analizzato, oltre che con l’aiuto di alcuni indici percentuali che esprimono l’importanza di singole voci di costo in relazione al margine stesso, anche attraverso un’analisi strategica di posizionamento. Se si detiene un margine medio annuo relativamente basso, allora sarà utile lavorare su un alto volume di vendita per riuscire a coprire i costi fissi della struttura aziendale di un Ottico. Al contrario, ad esempio, se ci si posiziona con prodotti e servizi di alto livello (qualità, prezzo, immagine, ecc.) allora si dovrebbe adottare una strategia basata sulla protezione del margine in quanto i volumi sono risultano ipoteticamente così alti da consentire di coprire i costi fissi in valore assoluto. È certo che risulta più facile lavorare dal lato dei costi (piuttosto che da quello del prezzo) in quanto altrimenti si impatterebbe su variabili di mercato molto più complesse rispetto a quelle interne organizzative e di fornitura.
Il Margine di contribuzione può essere analizzato anche in base alla sua stagionalità. Sarà pur vero che in certi periodi dell’anno il divario fra costi fissi e margine di contribuzione varia al variare ovviamente della tipologia di prodotti che si vendono in quei determinati periodi. Con tale analisi, sicuramente di aiuto al calcolo per linea di prodotto sul margine unitario, parallelamente alla conoscenza del margine sui prodotti che si trattano, si può capire meglio di che tipo di mix di prodotti e di fornitori ci si dovrebbe dotare (dal punto di vista dell’efficienza economica), e spingere quindi in certi prodotti (alto margine) piuttosto che in altri (basso margine).