La gamma dei prodotti in vendita può essere divisa fra convenience products, shopping products e specialty products. Come valorizzare ognuno di questi segmenti? Dal brand al packaging, dal ciclo di vita del prodotto ai servizi post-vendita, ecco come ottimizzare la tua offerta.
In questo articolo parleremo di una delle 4 P
del vostro marketing mix: il prodotto. Apparentemente è
l’aspetto del piano marketing più vincolato al valore
dell’oggetto e quindi all’azione del produttore che determina
il rapporto costo/qualità. In realtà anche il retailer finale,
e in questo il Centro Ottico, potrà influire notevolmente sul
suo valore, andando a sviluppare o a deprimerne determinate
potenzialità.
Il valore del prodotto/servizio è determinato infatti da una
pluralità di elementi che arricchiscono la qualità e
l’efficacia; un insieme complesso che impone di inserire il
concetto stesso di prodotto all’interno di una strategia, di
una pianificazione.
Nei primi articoli di questo mini-corso abbiamo fissato un
concetto fondamentale: il cliente non compra né un prodotto né
un servizio bensì soluzioni ai suoi problemi. Il concetto di
‘soluzione’ è certo pressoché vario (soluzioni pratiche,
estetiche, psicologiche, ludiche…) e proprio da questa varietà
segue che l’idea stessa di prodotto/servizio è il frutto sia
del valore d’uso (la praticità della soluzione) sia di tutta
una serie di attributi semantici (la confezione, lo stile, le
mode…).
Il valore del prodotto, percepito dal consumatore, dipenderà
quindi da una pluralità di elementi:
il rapporto qualità/prezzo;
il buon nome del prodotto;
la credibilità del produttore;
la fiducia che il consumatore ripone nel
retailer (cioè voi!);
la facilità di spedizione, trasporto,
installazione;
la reperibilità (può darsi che un consumatore
si accontenti di un prodotto di qualità media ma reperibile
sotto casa);
i supporti post-vendita (la garanzia sul
prodotto ma anche la sicurezza di un numero verde e di una
assistenza veloce ed efficace);
il valore sociale del prodotto (cioè il valore
attribuito dalla comunità al prodotto e che determina mode,
tendenze, proteste…);
il design e l’estetica.
Questo elenco è sicuramente sufficiente per
dimostrare l’organicità del concetto di prodotto e la varietà
delle applicazioni che una strategia può adottare per la sua
valorizzazione.
La lista di certo può essere sviluppata ancora a lungo, a
cominciare da due elementi fondamentali che preferiamo
illustrare di seguito in dettaglio: il packaging e la
posizione nel ciclo di vita del prodotto.
Il packaging non è altro che la confezione del prodotto. Un
elemento per nulla marginale, capace di conferire
al
prodotto visibilità, autorevolezza, stile e di comunicare
tutta una serie di contenuti fondamentali per motivare il
consumatore nel processo d’acquisto.
E’, se
vogliamo, la sintesi e l’espressione di tutti gli elementi che
abbiamo elencato sopra. In un contesto competitivo in cui la
qualità, l’eccellenza e il prezzo è pressoché simile in tutti
i concorrenti, e in un processo di acquisto che spesso
formalizza la scelta proprio di fronte al bancone, allo
scaffale, il packaging diventa assolutamente fondamentale.
Il ciclo di vita del prodotto riguarda invece una legge
ineluttabile che coinvolge qualunque categoria di prodotti e
di servizi e che può essere traslata anche ad altri contesti
sociali, a cominciare dalla nostra stessa vita.
Ogni nuovo prodotto avviato alla vendita affronta un ciclo di
vita che determina la sua permanenza sul mercato. Questo ciclo
può essere diviso in tre fasi: introduzione e sviluppo,
maturità, declino; tappe che possono essere assimilate
metaforicamente al passaggio dall’adolescenza alla maturità e
infine alla vecchiaia, e che possono vantare fasi più o meno
lunghe, a seconda delle qualità del prodotto e dei fattori
ambientali.
La prima fase, introduzione e sviluppo, sarà caratterizzata da
vendite piuttosto basse, determinate dalla scarsa notorietà
del prodotto e da un marketing mix non ancora perfettamente
calibrato. In questa fase pertanto è essenziale
investire fortemente in pubblicità per
conquistare quella ‘massa critica’ che permetterà di far
schizzare improvvisamente le vendite verso l’alto. All’inizio
pertanto sarà fondamentale focalizzare le risorse sulla P di
promozione e una volta posizionato il prodotto, sulla P di
place, cioè la distribuzione che farà trovare sui punti
vendita i prodotti che solo in quel momento verranno richiesti
direttamente dai consumatori.
La fase successiva è quella della maturità, in cui le vendite
si assesteranno e raggiungeranno il picco massimo. In questa
fase il marketing mix dovrà essere perfettamente equilibrato,
per garantire il maggior
numero
possibile di vendite. Successivamente subentra la fase di
declino. Qui il prodotto, per quanto sia ben conosciuto e per
quanto sia oramai presente su tutti i punti vendita, diviene
obsoleto o fuori moda.
In
questa fase l’unica strategia possibile riguarda la P di
prezzo: è il momento insomma di fare promozione (3x2,
concorsi…) o di abbassare il prezzo.
Una strategia alternativa per ritardare la fase di declino è
ripensare tutto il marketing mix, a partire dal prodotto. E’
questo il momento giusto insomma per immettere sul mercato
varianti del prodotto, innovazioni, nuove versioni e ancora
nuovi prodotti con lo stesso brand. In questo caso parleremo
di Repositioned Existing Product. Il ciclo di vita è una legge
a cui non si scampa: anche i prodotti che sembrano
più immutabili, legati a
bisogni ineluttabili, sono destinati a
rallentare o a declinare.
Anche solo per le naturali innovazioni tecnologiche. Proviamo
a pensare all’impatto della chirurgia rifrattiva sull’occhiale
da vista e le lenti a contatto oppure alla scomparsa di
determinate mode come quella che, fino a qualche anno fa,
spingeva i più giovani a comprare occhiali non da vista con
lenti di vetro.
Un discorso universale insomma che vale per qualunque mercato.
Perché fino a dieci anni fa, sul mercato esistevano solo
succhi di frutta alla pera, alla pesca e all’albicocca? Perché
l’ace e i vari mix sono comparsi solo di recente? Perché solo
di recente il mercato dei succhi di frutta ha raggiunto la
maturità e ha iniziato a intravedere la pericolosità di altri
competitor, come i soft drink. La reazione dei produttori, al
di là della reciproca concorrenza, è stata proprio quella di
introdurre delle varianti, dei nuovi prodotti che hanno
rilanciato il prodotto ‘succo’ e che quindi hanno allungato il
ciclo di vita del prodotto.