Il
punto centrale, visto binocularmente, rappresenta un forte
richiamo fusionale centrale per cui il test non è per niente
dissociante e quindi non permette di evidenziare eventuali forie
ma è stato ideato per evidenziare la disparità di fissazione,
fenomeno che si verifica in visione binoculare in presenza di
fusione sensoriale e motoria.
Solo
raramente si può manifestare una foria, con slittamento delle
immagini monoculari e sdoppiamento del punto centrale,
soprattutto in presenza di forie elevate e/o compensate con
difficoltà e di fusione sensoriale e/o motoria carente.
Durante la
fissazione binoculare di un oggetto non sempre le immagini dei
due occhi si formano su due punti retinici esattamente
corrispondenti, pur rientrando nell'area di Panum.
Per
spostamenti oltre l'area di Panum non è più possibile la
fusione delle immagini e si verifica la diplopia.
Questi
piccoli disallineamenti, dell'ordine di frazioni di grado per
cui vengono solitamente misurati in primi d'arco, sono chiamati
"Disparità di Fissazione" e classificati, come
per le forie, in ortodisparità, esodisparità ed
exodisparità per il piano orizzontale, in iperdisparità destra
e sinistra per il piano verticale.
Si
misura in modo soggettivo presentando due linee polarizzate
verticali di cui il soggetto deve valutare l'esatto
allineamento, capacità per cui l'occhio umano è molto versato
(acuità visiva di Vernier).
Nei
test sono sempre presenti stimoli centrali e/o periferici per
richiamare la fusione.
Dai
primi studi fondamentali di Ogle negli anni '50, si è avuto un
notevole sviluppo nella ricerca in questo campo, anche se le
teorie che cercano di spiegare il fenomeno della DF sono ancora
incerte e controverse.
In
ogni modo i risultati incoraggianti e la disponibilità e
diffusione di semplici ed economici test per uso clinico, hanno
notevolmente intensificato l'interesse per questo tipo di
indagine.
Secondo
alcuni autori, vi è uno stretto collegamento tra DF e qualità
del sistema fusionale sensoriale e motorio, per cui dal suo
studio, si possono ricavare interessanti informazioni anche per
applicazioni cliniche per la diagnosi e la terapia in caso di
disturbi collegati ad alcune alterazioni della visione
binoculare.
Semplificando
il discorso potremo dire che una foria disturbante può
provocare una DF che aumenta all'aumentare dello stress a cui è
sottoposta la fusione per compensare la foria e diminuisce
se la fusione è meno sollecitata.
Quindi
una volta individuata la presenza di DF si può vedere come
questa varia inducendo la vergenza fusionale tramite prismi.
Il
valore del prisma che riduce la DF a zero viene chiamato "FORIA
ASSOCIATA";
accettando
il principio per cui lo squilibrio muscolare sia, almeno in
parte, l'elemento che induce la DF, la misura della foria
associata è molto indicativa ai fini della valutazione e della
prescrizione in caso di disturbi associabili a squilibri
muscolari.
Osservando
le variazioni di DF, sollecitando la vergenza fusionale con i
prismi, si hanno anche interessanti informazioni sul tipo di
adattamento ai prismi stessi.
Il
test si esegue con la correzione abituale, se presente, o con la
nuova prescrizione; in ogni caso per una valutazione accurata,
l'acuità visiva deve essere buona.
Si
inserisce l'occhialino polarizzato e si presenta il test
accertandosi che il soggetto non vada in dissociazione e non
sopprima un'immagine, allo scopo basterà chierdergli se vede la
croce completa ed un solo punto bianco centrale o due punti
centrali.
Si
accerta con quale occhio vede la freccia in alto e con quale
quella in basso occludendoli alternativamente quindi si attira
la sua attenzione sullo spot centrale e sulla punta delle due frecce
chiedendo se queste coincidono o sono disallineate.
Se
coincidono deduciamo che vi è ortodisparità di fissazione
orizzontale;
se
sono viste spostate classificheremo la DF come esodisparità
quando la freccia vista da un occhio è spostata rispetto
all'altra dalla stessa parte dell'occhio che la vede, ed
exodisparità quando è spostata dalla parte opposta.
A
questo punto inseriremo prismi base nasale o tempiale finchè
non si ottiene l'allineamento;
il
prisma che fa ottenere l'ortodisparità rappresenta la "Foria
Associata".
La
misura della DF può essere molto più complessa infatti
esistono altri metodi per eseguirla, ad esempio, il Disparometro
e la Wesson Card con il Forottero, inoltre la DF può avere una
registrazione grafica dei risultati di misurazione e può essere
interpretata tramite curve più o meno complesse.
Tutto
questo è per esplicare che la DF è un concetto difficile,
complesso ed affascinante che in alcuni casi può aiutarci
a motivare una sintomatologia astenopica difficilmente
classificabile, di conseguenza potrebbe essere opportuno
avvicinarsi per gradi alla conoscenza dei test per individuarla
e quantizzarla al fine di introdurli sempre più nella nostra
pratica optometrica quotidiana.
Optostaff